19.03.2023 TIDDIS LA ROSSA

Sono già due mattine che quando mi alzo il cielo è bello coperto di nuvole, anche cariche di pioggia, che per fortuna si scarica sulle montagne attorno e mi risparmia .. anche se di poco.

Poi la giornata si apre e ritorna il sereno.

Come detto ieri, oggi sono veramente pochi km ma a colazione con whatsapp sento mia moglie Anna che è stata qui nel 2018; mi dice che a 30 km da Constantine c’è un altro interessante sito archeologico con resti di rovine romane. In effetti Tiddis, questo il nome che significa appunto “rosso” , si trova effettivamente una trentina di kilometri dalla grande città ma a nord; decido così di allungare e arrivare a questo piccolo insediamento, arroccato lungo i fianchi di una verde collina. Altra particolarità, sia prima di Constantine che dopo, su tutti i pali della luce, fanno i grandi nidi le cicogne e da lì poi si buttano giù a capofitto a volte a sfiorare le automobili di passaggio (mi è sembrato di tornare a certi luoghi di Ungheria e Romania ..).

Le “ruines romaines” di Tiddis sono circa due km dopo il paese attuale, lungo una bella strada da percorrere in moto, in parte sterrata perché la stanno rifacendo. Anche qui si paga il biglietto di 130 dinari (poco meno di un euro) per l’ingresso ma qui, a parte il sottoscritto, non c’è nessuno e posso visitare con assoluta tranquillità questo insediamento che ha la particolarità di salire ripidamente lungo le pendici della collina.

Credo che i romani qui venuti abbiano costruito in questo luogo perché da sopra effettivamente si dominano le due valli che portano a Constantine e quindi era un luogo di reale importanza strategica. Comunque veramente interessante e molto più esteso di quanto mi aspettavo.

Tutto attorno verdi colline coltivate ed un bel paesaggio.

Ritorno a Constantine verso il primo pomeriggio e mi immergo in un traffico pazzesco, reso ancor più difficile dalle ripide salite di questa città costruita come Roma su colli, spesso uniti da molti ponti (motivo per cui è conosciuta).

Oggi sistemazione sito, doccia, lavaggio indumenti, uscita in cerca di ristorante tradizionale. Domani visita della città ..

Ciao ciao.

Maurizio

18.03.2023 LA TIMGAD ROMANA

La strada di oggi, 360 km ancora sull’altipiano, è caratterizzata da una maggiore presenza di verde (coltivazioni, arbusti, alberi) e dalla presenza degli “chott”, i laghi salati (la strada corre proprio ai margini di almeno 3-4 di essi).

Tutto il resto di questo diario è incentrato su Timgad e sulle rovine romane della città che l’ imperatore romano Traiano fece costruire con manodopera militare intorno all’anno 100 d.c.

Sono rimasto veramente colpito dalle imponenti rovine romane presenti a Timgad, non me le aspettavo proprio così. E’ una intera città antica che riemerge dal passato, gli scavi iniziarono nel 1881, una città che doveva essere ricca per come erano costruite le case e soprattutto per la presenza di almeno due serie di terme e di mercati. Con un anfiteatro gigantesco in stile Siracusa o Morgantina, con l’Arco di Traiano. con il tempio delle colonne, con le monumentali porte di accesso (delle terme e del mercato ho ià detto).. insomma un vero spettacolo e con una estensione degna di una grande città.

Sono l’unico straniero (così mi dice anche Farouk all’ ingresso) ma il sito è comunque riecheggiante delle urla, dei giochi, dei canti di migliaia di ragazzini/e di una scuola elementare algerina, che si riuniscono nell’anfiteatro per dei giochi collettivi con animazione: un po’ “casinisti” ma simpatici. E con dei numeri così in Italia ci sarebbero voluto almeno 4-5 scuole!!

Ci sono anche parecchie famiglie, sempre algerine, per visitare questo sito che è patrimonio UNESCO dal 1982,e quel che mi colpisce è che si fanno foto e selfie a go go .. mah ..

All’ingresso poi (costo del biglietto meno di un euro) monsieur Farouk mi propone l’utilizzo di una app per ascoltare in inglese la descrizione di quanto si va mano a mano osservando lungo il percorso: il nome è ATLAS GO e per la cifra di un altro euro ne è valsa proprio la pena.

Esco soddisfatto e faccio un giro per le vie della piccola cittadina: come sempre tante immondizie per terra (le sportine di plastica, mosse dal vento, la fanno da padrone), qualche ristorantino, qualche negozio di abbigliamento o scarpe, poco altro.

L’albergo Trajan è invece molto bello e a solo poche decine di metri dall’ ingresso al sito.

Domani trasferimento a Costantine, terza città dell’Algeria dopo Algeri e Orano: poca cosa, solo 120 km. Mi ci fermo per due giorni.

Ciao ciao.

Maurizio

17.03.2023 JUNIOR SUITE

Appena fuori El Bayadh mi fermo ad una stazione di servizio e oltre al solito pienom i faccio dare anche un chilo di olio motore e rabbocco per circa ½ chilo: fino al cambio olio e filtro dovrei essere tranquillo.

La strada corre su un altopiano tra i 1200 ed i 1400 mt (El Bayadh ieri era 1450 .. e si sentiva ieri sera, el sborin el jera frescheto) e le montagne scure attorno, non so perché, mi danno un senso di tranquillità e sicurezza .. boh .. I pochi villaggi sono abbastanza sonnolenti per via del giorno festivo del venerdi, a parte Brida dove trovo un animato mercato all’aperto.

Passo Afflou, una vera città con una bella moschea, e incomincio a trovare un sacco di coltivazioni (con parecchi alberi in fiore) oltre agli ormai soliti greggi di pecore (decine e decine); l’arrivo a Djelfa è in mezzo ad un gran traffico ma il “El Emir hotel” è pressoche in centro e qui si viaggia con molto meno caos.

La sorpresa di giornata è che Monsieur Khassem (il direttore) è lì ad aspettarmi e appena entro mi accoglie con un “bienvenue monsieur Maurizio” che mi lascia senza parole; poi mi accompagna al 5° piano alla 547 che è una Junior Suite, con tanto di salottino e bagno super: non posso che ringraziare Lui e la Fancyellow Agency ma .. non sono abituato a questo lusso, soprattutto se viaggio in moto. I miei amici dicono che forse vogliono far vedere che l’Algeria è ormai pronta ma .. io non ci sono abituato, ecco. E pensare che davanti c’ è un dortoir: lì sarei andato se avessi fatto da solo. Comunque ne approfitto .. he he he ..

Dopo una bella doccia esco a piedi per le vie animate e arrivo anche al souk dove entro al reparto macelleria: mamma mia ..

Prendo poi la moto e faccio la scelta di andare alla “rocher de sel”, location parecchia suggestiva a circa trenta km a nord: scatto diverse foto e poi ritorno. L’alternativa , parecchio interessante, sarebbero state le pitture rupestri Messaada ma c’erano da fare altri 130 km tra andata e ritorno e mi sembravano un po’ troppi.

Cena in un ristorante tradizionale non molto lontano. E per la prima volta, oltre alla solita zuppa, prendo “mechoui” , una specie di ossobuco gustosissimo che però non sono riuscito a capire che tipo di carne sia (non sò neanche se si scrive così ..). Comunque proprio buono!!

Domani Timgad, luogo voluto nell’anno 100 dall’ imperatore Traiano; dicono sia interessante ed io ci vado curioso.

Ciao ciao.

Maurizio

16.03.2023 ALBA NEL DESERTO

Il sorgere del sole mi coglie già nel deserto da oltre 40 km e gli unici a farmi compagnia sono diversi gruppi di cammelli liberi (con tanti piccoli) e due camion che procedono in senso inverso. Il sole che sorge dietro le ultime dune di sabbia a poco a poco mi scalda perchè faceva proprio freddino stamattina.

La RN6B è una bella strada come asfalto ma assolutamente monotona; alle dune si sostituiscono basse montagne ma per il resto lunghi rettilinei e attorno deserto di sabbia o sassi.

La meraviglia arriva negli ultimi 10 km quando le montagne vengono attraversate e l’andamento in mezzo a rocce verdi e nere (probabilmente molto ricche di minerali) è divertente e gratificante per il guidatore.

Poco dopo mi immetto nella Route National 6 e non la lascerò fino a El Bayadh; l’unica nota da riportare è il forte vento laterale che mi costringe ad abbassare la visiera del casco.

Intorno alle 14.30 arrivo in questa cittadina algerina dove la Fancyellow Agency mi ha prenotato l’hotel El Nadjem, un vecchio albergo un po’ datato ma con tutto quello che serve.

Non so se mangerò al ristorante del Nadjem o se cercherò qualcosa nei dintorni a piedi: deciderò stasera.

Domani tappa a Djelfa, intorno ai 300 km: vorrà dire che me la prenderò calma.

Ciao ciao.

Maurizio

p.s. avevo chiuso ieri con la domanda se sarà ancora deserto o no. Risposta: non è più il deserto di sabbia ma la vegetazione resta poca, bassa e ancora ci sono tanti sassi (che col tempo, migliaia di anni, l’erosione renderà .. sabbia!!). Per quanto riguarda l’inurbamento pochi villaggi e molto distanti tra loro.

15.03.2023 IL PRIMO BAGNO DI QUEST’ANNO

La prima buona notizia di oggi è che AVAAST antivirus ha agito bene ed in combinazione con Ccleaner hanno eliminato il virus di ieri .. spero!!

La seconda che nella bella piscina circondata di palme oggi ho fatto il primo bagno dell’anno .. e sotto un sole cocente ed un cielo cobalto||

Ma procediamo con ordine (come dice sempre un presentatore di RAI News 24 ..). Alle 7 sono in piedi e alle 8 ho già fatto colazione a buffet (con tutto quello che si può immaginare .. e anche di più). Accendo il computer e mi accorgo che il virus non c’è più e si può di nuovo lavorare.

Prendo la moto e comincio un giro che mi porterà a percorrere una strada sterrata, anche con pezzi di sabbione, proprio sotto alle grandi dune che circondano Taghit; passo anche davanti a quelli che, se fossimo a Chioggia, si chiamerebbero gli “orti” e ritorno al villaggio per incontrare, lì che aspettano turisti, cammellieri (con termine corretto si dovrebbe dire meharisti) e noleggiatori quad. Poi ancora al villaggio antico con lo ksar e a quello nuovo inoltrandomi con la moto nelle strette vie; infine qualche foto anche al piccolo mercato all’aperto anche se, come già detto, turisti non ce ne sono .. a parte mi!!

Al ritorno al Saoura sistemo la moto con pulizia e ingrassaggio della catena e rabbocco olio e poi in camera per scrivere diario.

Alle 15 me ne vado in piscina e per un’oretta circa sarò da solo, per godermi l’acqua fresca ed il caldo sole di questo primo bagno del 2023, per poi dividere il prato e gli sdraio con due algerini e tre famiglie di francesi (ma i maschi di origine algerina) .

In serata decido di andare al restaurant “La Peace”, poco lontano da qui, e vedremo se sarà stata una buona scelta. E a proposito di questo l’altra sera a Timimoun sono andato a mangiare in un “ristorante” locale: simil insalata di riso, 4 spiedini di pollo (2) e vacca (2), patate gratin (buonissime), aranciata da 33 cl, 1 ½ litri d’acqua = 3,50 €!!!!

Domani El Bayadh, altri 550 km. Sarà ancora deserto .. o no??!!

Ciao ciao.

14.03.2023 SAOURA HOTEL

Quando parto, sono le 7, l’oasi di Timimoun è ancora addormentata e poche persone percorrono le vie del centro; poche centinaia di metri e sono già in pieno deserto.

Già incontro qualche camion e devo dire che saranno proprio i camion (cisterna, con mattoni, con mercanzie varie) i miei più fedeli compagni di viaggio.

I più di 500 km scorrono con facilità sotto le ruote (la strada è buona) e le fermate sono solo per qualche foto (come già detto ci sono tanti tipi di deserto) o per fare rifornimento (faccio anche un piccolo filmato apposta per le stazioni di servizio). Dopo 550 km arrivo a Bechar, grande città ai margini del deserto e si nota che stiamo lasciando l’ ambiente desertico perché i guidatori non hanno più la classica “scescia” o keffiah in testa, perché alla periferia ci sono le zone industriali ed anche qualche coltivazione ed anche i casermoni a più piani che nelle oasi non esistono.

Chiedo dell’ hotel Saoura e nessuno lo conosce; poi uno mi dice che è a Taghit, non a Bechar, e che devo tornare indietro di quasi 100 km!! Porca vacca, per fortuna è presto, e per fortuna la strada è bellissima, sia come asfalto che come paesaggio.

Ale 17 circa arrivo nell’oasi di Taghit e mi sembra proprio bella: domani sarò qui tutta la giornata ed avrò modo di visitarla bene. Intanto posso dire che la Fancyellow mi ha prenotato in una “cacca” di albergo a cui io non sono abituato: grande, bello, con tutte le comodità (anche la piscina) ed i servizi: non so quanto mi verrà a costare ma intanto mi godo il tutto .. è vero!!

Anche oggi comunque l’imprevisto è dietro l’angolo (oltre ad aver fatto un bel po’ di strada in più): quando provo ad aprire la connessione WiFi si inserisce un virus che mi impedisce di lavorare. Per fortuna mi dicono che qui c’è uno all’internet point che è molto bravo e domattina ci andrò.

Doccia, cena in albergo e poi a nanna.

Domani ancora qui a Taghit.

Ciao ciao.

Maurizio

13.03.2023 L’ OASI DI TIMIMOUN(E)

Ieri sera dopo cena mi sono messo a sistemare sito e FB con le foto che , per difficoltà nella connessione, non ero riuscito a caricare a Ghardaia; praticamente ho finito verso mezzanotte e con i 650 km sotto il sole cocente ero veramente stanco: ho dormito come un ghiro.

Lo so che lo dico quasi ogni giorno ma sono veramente piacevolmente stupito delle abbondanti colazioni che mi aspettano ogni mattina .. e per uno che non mangia a mezzogiorno sono proprio il toccasana.

Stamattina ho deciso di andare a piedi verso il “centre ville” se così si può chiamare ed ho così modo di vedere le case rosse e le strette vie con sabbia (rossa) che formano l’agglomerato di Timimoun, tutte case al massimo di due piani.

Arrivato all’ incrocio con semaforo che è praticamente il centro città decido di prendere un po’ di soldi in banca; l’ATM non accetta le mie carte italiane e quindi devo entrare per cambiare soldi (50 €): ragazzi, le comiche, non per prendere in giro eh, ma realmente le due ragazze , essendo abituate alla scrittura araba, ci mettono letteralmente ½ ora per capire nome, cognome e data di nascita!!

Comunque tutto bene e mi avvio verso il souk, il mercato coperto, che si rivela un bel evidenziatore di vera vita dell’oasi, un campionario di attività di tutti i tipi. Materassaio, addestratori di uccelli, venditori di stoffe e vestiti, di Kajal ed Hennè, di frutta, verdura, sabbia del deserto, di carne macellata all’ araba (cioè praticamente intera o a grossi tagli), di acqua, di articoli da cucina .. insomma, realmente di tutto .. ed il 90 °/° della gente (uomini o donne) vestiti come dei Tuareg.

Per me occidentale fantastico da vedere e sentire e .. fiutare.

Nel pomeriggio prendo la moto e vado a fare un giro a nord di Timimoun (su consiglio di Said, il gestore del Akham ‘n Timimoun) per visitare una serie di villaggi tra oasi e deserto e avrò così modo di passare attraverso sonnolente case rosse ed anche qui vie di sabbia; ad Aghlad poi, oltre a passare in mezzo alle dune ho anche la fortuna di trovare 4-5 vecchi ksar diroccati che testimoniano l’antica potenza di questi posti.

E’ tardo pomeriggio e sto scrivendo; stasera penso di uscire a piedi ed andare a mangiare vicino al souk. Ci sono alcuni locali che ho visto fanno da mangiare per i locali e voglio proprio provare: speremo ben ..

Mi sono dimenticato di dire che da quando sono in Algeria non ho incontrato un turista in moto e che qui, in particolare, non ho ancora visto un turista .. neanche senza moto!! Ma mai, in tutti questi giorni, mi sono sentito a disagio: mi muovo normalmente, saluto (e la gente mi saluta) ed anche i poliziotti di gendarmerie e surète ai posti di controllo si sono sempre dimostrati gentili. Finora, per me, ottima e bella Algeria.

Ciao ciao.

Maurizio

diario del 12.03.2023 VOUS AVEZ BESOIN DE L’ESCORTE

Uscire da Ghardaia è abbastanza facile (di duro c’è solo il primo tratto di 3 km dalla Maison Akham) e la strada iniziale verso Al Mani’a e facile e con diversi villaggi: lunga e monotona di sicuro,ma bella e facile.

Sono nel grande deserto algerino, di una bellezza unica, un deserto fatto di rocce, di colline (se fossi in messico sarebbero mesas o mesetas, se fossi in Venezuela sarebbero di tepui, qui non sò come si chiamano ma mi ricordano tanto il nuovo continente ..), di sabbia, ma anche un deserto che gli algerini stanno cercando di far rivivere e le grandi aree verdi (perfettamente irrorate) ancorchè un granello nell’ immensità del Sahara rappresentano comunque una speranza .. e sono decine e decine!!

L’ unico problema che si presenta è che vengo fermato a tre posti di controllo della Gendarmerie Nationale e, se nei primi due mi lasciano passare con riluttanza dopo le mie insistenze, nel terzo non c’è verso: non si può circolare nel sud del paese senza la scorta. Lunghe contrattazioni (mostrando l’itinerario consegnato dalla Fancyellow al Consolato di Milano) e finalmente dopo una lunga serie di telefonate in centrale mi vengono consegnati passaporto e carta di circolazione della moto e mi lasciano andare liberamente .. e da adesso in avanti la centrale avvisa i vari posti di controllo che c’è un italiano che viaggia senza scorta!! Iuuuuuuu ..

Una quarantina di km dopo il lago di Al Mani’a si svolta a dx per completare ì 640 km fino all’ oasi di Timimoun (alla fine, da Maison Akham ad Akham ‘n Timimoun, dove sarò alloggiato le prossime due notti, saranno circa 650 km .. e sotto un sole implacabile si sentono).

La strada dopo la svolta è bellissima, con asfalto nuovo, ma lo sarà solo per una cinquantina di km; poi ritorna la vecchia asfaltatura con diverse buche e ancor più sassolini. La storia si ripeterà più e più volte e la parte peggiore sarà poco prima di Timimoun con tantissimi piccolissimi dossi che fanno vibrare la moto e tutto l’equipaggiamento.

Il TomTom mi fa fare un percorso tortuoso in mezzo alle povere case della periferia di Timimoun, con pavimentazione inesistente: solo sabbia, tanta sabbia rossa. Alla fine arrivo e scopro che c’era un’ altra via, molto più facile ma tant’è, arrivato sono arrivato, ed il posto è veramente bello, all’ altezza di quello di Ghardaia. Stasera mangio qui e domani .. vedremo. Ho due notti da passare al Akham ed un altro giorno intero per visitare.

La prima lunga tappa di trasferimento è felicemente finita.

Ciao ciao.

Maurizio

11.03.2023 BELLA LA PENTAPOLI .. CHE PERO’ SONO 7

Beh, avere un amico nel luogo che si sta visitando è il massimo; e Abdul un amico lo è diventato davvero, dedicandomi l’intera giornata e .. altro!!

Nella grande sala sono da solo a far colazione e la brioche con cafe au lait va giù che è una meraviglia (come del resto la baguette a fette con burro e marmellata di datteri, lo yogurt, l’uovo ed il succo di pompelmo).

E per spiegare il titolo: Ghardaia è conosciuta come la pentapoli degli Ibaditi nella valle della M’zab (Beni Isguen, Melika, Bou Noura, El Atteuf, Ghardaia) ma a 40 km e a 120 km ci sono altre due città dove gli ibaditi sono la maggioranza (ma di queste non so il nome). Infine da ricordare che Ghardaia (patrimonio mondiale dell’ Unesco dal 1982) vide più e più volte la visita del grande architetto svizzero Le Corbousier, innamorato dell’architettura locale.

Alle 8.45 arriva Abdul in divisa Yamaha e con la nuovissima T700 Tenerè (prima e unica a Ghardaia). Un piacere guidare con Lui nelle piccole viuzze della Beni Isguen vecchia. Andiamo alla Ooredoo per la sym card telefonica ma il sistema è in tilt (ci torneremo dopo le 13) e quindi via attraverso vie molto trafficate e piene di gente a piedi per arrivare alla piazza del mercato di Ghardaia: uno spettacolo di mercanzie culinarie varie, tappeti, abiti tradizionali, umanità varia. Parcheggiamo ed andiamo all’ ufficio delle guide dove troviamo un vero personaggio, già vicesindaco della città ed un pozzo di conoscenza innamorato della Sua città.

L’ora in Sua compagnia vola lungo le strette “calli” e la degustazione finale dei 13 tipi di datteri è come la classica ciliegina sulla torta.

Riprendiamo le moto e via verso il primo insediamento della valle, El Atteuf, dove con Abdul conosciamo un motociclista locale di ritorno con la Sua BMW F310GS da un raid in fuoristrada a Tlemcen (nel nord-est del paese) e monsier Seta, un simpatico anzianotto , un po’ guascone ed un po’ filosofo, che ha conosciuto anche Giovanni Paolo II. Visitiamo il Souk, passiamo vicino ad un crocicchio di persone intente a comprare il pane, saliamo ad un cimitero e scendiamo al mausoleo di Sidi Brahimi.

Sistemata anche la questione della sym card (adesso sono a posto in tutta l’ Algeria .. e ancora con Ooredoo .. e non ho pagato nulla, tutto offerto dal mio nuovo amico) nel pomeriggio, sotto l’egida di Abdul, prendo Yassine come guida e per due ore mi muovo lungo i tre stadi costruttivi di Beni Isguen (il primodnel 1200, il secondo del 1400 ed il terzo del 1600) salendo fino alla torre nel punto più alto dell’ intera valle: da sopra (dove Yassine ci fa salire) il panorama spazia a 360 gradi e naturalmente ne realizzo un bel video.

Salutato Abdul nel tornare verso la Maison Akham vengo rincorso inmotorino da un vecchietto che con flash e clacson mi costringe a fermarmi: gentilissimo mi porge una lunga vite che ha visto staccarsi dalla mia moto. Non posso che ringraziarLo più volte perché la vite era quella dell’ attacco dei sostegni delle borse laterali e senza sarebbe stato un bel problema.

Insomma , una gran bella giornata per merito di Abdul (che oltrettutto lavora con un’azienda italiana in Algeria e parla sia inglese che italiano). E la cena la porta lui direttamente dalla cucina di sua moglie ..

Grazie Abdul.

Ciao ciao.

Maurizio

10.03.2023 E LA SABBIA CHE VA ..

Dormo poco più di 5 ore; ieri sera non ho cenato e quindi la buona colazione è molto ben apprezzata. Il custode del parcheggio, non so perché, mi regala anche due bottiglie di acqua (l’ acqua va sempre ben nel deserto ..).

Perchè la strada di 547 km che da El Oued va a Ghardaia passando per Ouargla è quasi tutta di deserto, con pochi villaggi iniziali e dune alte o basse a non finire. L’Harmattan che soffia da Nord Ovest è davvero impetuoso ed oltre ad inclinare la moto sposta una notevole quantità di sabbia che attraversa la strada fino ad oltre un metro di altezza: devo assolutamente tenere il casco chiuso (io che viaggio sempre col casco aperto) e la sabbia la ritrovo alla sera .. dappertutto!! E la foschia attorno non è nebbia ma .. sabbia!

La strada comunque è molto bella e per buona parte a due corsie per carreggiata; l’ arrivo alla pentapoli di Ghardaia è intorno alle 13.30 e mi fermo spesso per fotografare tanti nuclei abitativi recenti: sono fatti per la maggior parte come le vecchie case tradizionali ma si ripetono una attaccata all’ altra per decine se non centinaia di volte. E sono tanti ..

A Beni Isguen (una delle cinque città della valle dello M’zab) cerco la casa tradizionale Akham e resto veramente colpito dalla bellezza del luogo, con all’interno piscina (purtroppo vuota) e tenda originale Algerina inserite in gran giardino pieno di palme. E la stanza non è da meno !!

Sono poi parecchio fortunato perché proprio mentre mi stò recando lungo la romita strada (sassi, fango, sabbia, buche) che porta al Akham escono i fedeli per la preghiera del venerdi da una moschea ed ho modo di passare con la moto in mezzo ad una folla con la lunga Galibia bianca ed in testa uno zuccotto di uguale colore .. e ci sono anche le donne, sempre con tunica bianca che copre anche il capo, che lasciano intravedere solamente un occhio. Ma come mi dirà poi Abdul vedono tutto, anche di più. Wow ..

Al Akham vede la moto Selim, presidente di un locale motoclub, e incontrati che ci siamo facciamo amicizia e mi invita a conoscere alcuni dei locali motociclisti: si instaura un bel rapporto (come succede quasi sempre tra motociclisti), beviamo un buon Te insieme e ci scambiamo riferimenti per prossimi incontri. Il bello del viaggiare sono anche incontri come questi ..

Domani visita di Ghardaia.

Ciao ciao.

Maurizio

p.s. non ho fotografato fedeli (maschi e femmine) perchè so che non è gradito.